“So tutt muort abbruciat”. Bocciato

“So tutt muort abbruciat”. No, non è il titolo di un’irriverente ed insensibile canzone rap, ma lo svolgimento di un tema sulla “Shoah“. Uno studente di un istituto superiore di Napoli lo ha compiuto proprio così. L’alunno, infatti, si è limitato laconicamente a scrivere nello svolgimento del tema “So tutt muort abbruciat”, senza aggiungere nessun’altro pensiero e/o parola.

La circolare emanata dalla preside

Il “compito in classe” è stato portato all’attenzione della preside che ha pensato bene di emanare subito una circolare. Il testo nelle seguenti parole: “Dobbiamo trovare le parole per evitare che quella ignobile frase, graffiata su un foglio bianco, passi inosservata. Abbiamo da educatori il dovere di accogliere e rilanciare. Sempre più spesso – dice  – si mostrano incapaci di cogliere le emozioni, di entrare in sintonia con i drammi dell’altro, di mostrare empatia. È una vera patologia, l’alexitimia, ma se ne parla poco” ed infine “Quale che sia la risposta, la gravità di questo che gli esperti definiscono lo analfabetismo affettivo apre le porte a comportamenti, nella vita dei ragazzi, inclini alla violenza, alla provocazione, all’aggressione verbale e fisica. Parlare a scuola della Shoah serve anche a scongiurare questo tipo di condotte”.

Becero retaggio culturale

Sull’argomento una riflessione è d’obbligo, in quanto, sebbene l’incauto studente possa considerarsi vittima di un retaggio culturale becero ed, oltremodo, screanzato, certamente, non lo si può marchiare di antisemitismo.

Le sterili critiche di certa politica

Il disappunto di certa politica nei confronti della frase incriminata non si è fatto attendere. Si è arrivati, addirittura, a sostenere che il ragazzo andrebbe bocciato senza indugi. E’ ovvio che la bocciatura lo studente la meriti tutta, ma altrettanto ovvio è che la stessa non possa essere ricondotta alla, ben più grave, piaga dell’antisemitismo. Purtroppo, in questo come in altri casi, la scarsissima preparazione culturale, civile e storico-sociale degli studenti, “che ignorano”, la fa da padrone.

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