U Camiddu e l’omu sabbaggiu

La festa di Sant’Antonio Abate nel villaggio di Santo Stefano Medio

In occasione della festa di Sant’Antonio Abate, nel villaggio di Santo Stefano Medio viene messa in scena una singolare rappresentazione, detta “u camiddu e l’omu sabbaggiu” (“il cammello e l’uomo selvaggio”). I festeggiamenti in onore di Sant’Antonio hanno luogo, ogni anno, nel mese di gennaio; la festa impegna un’intera settimana ed ha il suo culmine la domenica. Come è risaputo, le tradizioni religiose sono ancora molto sentite nei villaggi del messinese, ma pur non trattandosi di un evento insolito, quello che colpisce è proprio la sua rappresentazione che induce lo spettatore incuriosito, divertito ed anche sorpreso a chiedersi, inevitabilmente, l’origine ed il significato.

Non è una pantomima “U Camiddu e l’omu sabbaggiu”

Non si tratta di una “pantomima”, come molti la intendono, ma della vera e propria rappresentazione drammatica di un evento storico. Nella piazza del paese si fronteggiano due personaggi, entrambi ricoperti da una sorta di impalcatura, l’una di forma vagamente umana, l’altra di forma, per così dire, animalesca (sembra un cavallo, a prima vista). Le due impalcature sono ricoperte di botti, petardi e fuochi d’artificio, tanto che i due interpreti sono costretti ad indossare una tuta protettiva ed un casco, affrontando, tuttavia, l’esibizione con grande coraggio.

L’ingresso dei due personaggi nella piazza del paese

Al loro ingresso, immediatamente, la piazza si svuota, tutti lasciano il posto ai due contendenti e si posizionano ai margini della stessa per non perdere neanche un attimo della rappresentazione. Non appena la banda musicale inizia a suonare, i due contendenti si fronteggiano simulando un combattimento. Nello stesso tempo, i petardi montati sulle impalcature iniziano fragorosamente a scoppiare, mandando scintille colorate dappertutto, fino ad arrivare a sfiorare il meravigliato pubblico che non sa se ridere od applaudire. Alla fine, il “cammello” vince, mentre l’”omu sabbaggiu” crolla a terra, sconfitto.

L’origine e la spiegazione di questa rappresentazione

Ma qual è l’origine e la spiegazione della rappresentazione “U Camiddu e l’omu sabbaggiu”? Sembra che la rappresentazione rievochi lo sbarco dei Normanni in Sicilia, al termine del dominio arabo sull’isola; lo sbarco (uno dei tanti che la nostra Sicilia ha vissuto) sarebbe avvenuto nella contrada denominata “Calcare”, tra i villaggi di Tremestieri e Mili, nella zona sud di Messina, all’alba di un giorno del mese di maggio del 1061, ad opera di Ruggero d’Altavilla… un giovane assai bello, di alta statura e di proporzioni eleganti, pronto di parola, saggio nel consiglio, lungimirante nel trattare gli affari. Conservò sempre il carattere amichevole e allegro. Era inoltre dotato di grande forza fisica e di gran coraggio nei combattimenti. E in virtù di questi pregi, si guadagnò in breve il favore di tutti» Goffredo Malaterra).

Il conte Ruggero d’Altavilla

Il conte Ruggero d’Altavilla, alla testa di un piccolo esercito composto da cinquecento cavalieri, si scontrò subito, sbaragliandolo, con un piccolo drappello saraceno, proveniente da un castello vicino, probabilmente quello di Santo Stefano Medio (ormai, purtroppo, piuttosto malandato, ma ancora visibile ed interessante); il drappello trasportava salmerie e denari alla guarnigione di Messina, governata, allora, da un emiro, un principe arabo, chiamato Grifone dai cristiani, in realtà Raxid o Raschid, la cui moglie pare fosse cristiana e si chiamasse Mata (da cui la leggenda di Mata e Grifone, le due enormi figure portate in processione a Messina durante il ferragosto, ma questa è un’altra storia).

L’aiuto di Roberto il Guiscardo, fratello di Ruggero

In aiuto di Ruggero sopraggiunse il fratello, Roberto il Guiscardo, con altri millecinquecento uomini. Avvistato il nemico, Grifone adunò le truppe guidandole contro l’esercito di Ruggero in avvicinamento; si dice che Grifone cavalcasse un grosso cammello da battaglia. Il Normanno, calcolando i fattori della battaglia e stimando di potere vincere, schierò le sue compagnie e suonò l’attacco. Lo scontro fu tremendo e molte furono le perdite; già dall’inizio guadagnò il campo Ruggero, ma sebbene gli uomini del Caid Grifone resistessero tenaci a quella che da assalto si era tramutata in difesa, alla fine furono presi dallo sgomento e si volsero in ritirata; così ne furono uccisi molti e Grifone fu tirato giù dalla sella e preso e, naturalmente, per ricollegare storia e leggenda, gli fu sottratto il cammello. Con questa azione Ruggero e Roberto sconfissero la guarnigione che presidiava Messina ed iniziarono la conquista della Sicilia, conclusasi nel 1091.

L’entrata di Ruggero nella città di Messina

La leggenda vuole che Ruggero entrò nella città di Messina a dorso del cammello, sottratto al principe Grifone. Il popolo messinese attribuì all’impresa un carattere divino, quasi una intercessione della Madonna, per determinare il trionfo della cristianità sui saraceni e la riconquista della città. Ne seguirono l’edificazione di numerose chiese, quali quelle di S. Maria di Mili, dei SS Pietro e Paolo di Itala e Casalvecchio. Mentre si svolgevano le funzioni sacre all’interno della Cattedrale, Ruggero obbligò Grifone Raxid e coniuge a rimanere davanti alla porta maggiore per tutta la durata della celebrazione, con l’unico privilegio rispettoso di potere rimanere a cavallo ed è per questo che le due statue dei Giganti, Mata e Grifone concludono il loro giro per la città, in occasione del Ferragosto, proprio davanti il Duomo.

La pelle del cammellaccio portata dai messinesi in processione

Sembra pure che i Messinesi conservarono per secoli la pelle del Cammellaccio e la portarono in processione nei giorni precedenti la festività dell’Assunzione; che fine abbia fatto questa enorme pelliccia non si sa, ma certamente la scena della battaglia ed il terribile cammello rivivono nella rappresentazione di Santo Stefano Medio. Ogni anno, dunque, in occasione della festività di Sant’Antonio, ma non solamente, poiché la rappresentazione viene riproposta anche durante l’estate, in occasione della festa di San Gaetano, questa singolare, unica nel suo genere rappresentazione, ricorda un episodio storico: il terribile e decisivo, per le sorti della Sicilia di allora, scontro tra Raschid (Grifone) e Ruggero d’Altavilla.

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