Lo stato dell’arte del Piano Spiagge

Lo stato dell’arte del Piano Spiagge (Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo o più semplicemente PUDM) di Messina rappresenta un argomento di grande rilevanza per l’intera area di Capo Peloro, dato il ruolo cruciale che le zone costiere, in special modo quelle di Torre Faro, svolgono sia in termini di attrattiva turistica sia come luoghi di svago per la comunità locale. Il piano spiagge, in teoria, è un progetto ambizioso che si propone di valorizzare e gestire in modo sostenibile le aree litoranee, garantendo accessibilità, sicurezza e qualità dei servizi.

Le iniziative intraprese dall’amministrazione comunale

Negli ultimi anni, l’amministrazione comunale di Messina ha intrapreso diverse iniziative per cercare di migliorare le condizioni delle spiagge di Torre Faro, ma invano. La pulizia e la manutenzione degli arenili, nei fatti, non è stata per nulla regolare e spesso è stata sostituita dall’iniziativa di privati e di associazioni. L’installazione di nuove attrezzature e servizi, invece, si è verificata uno specchietto per le allodole, visto il mancato funzionamento degli stessi soprattutto nelle ore di maggiore affluenza alle spiagge. Un focus particolare, da ultimo, è stato posto sulla sostenibilità ambientale, con politiche volte, secondo gli addetti ai lavori, alla riduzione dell’impatto ecologico delle attività balneari e alla protezione della biodiversità marina e costiera.

La cosiddetta operazione “tolleranza zero”

In quest’ottica, la cosiddetta “operazione tolleranza zero“, messa in atto qualche mese fa dalla Capitaneria di Porto di Messina e dall’Amministrazione comunale, sarebbe scattata per porre un freno alla situazione di particolare degrado che avrebbe interessato l’arenile che si estende da “Punta Palazzo” al “Lanternino”. In queste aree, ormeggi abusivi, rifiuti, relitti di barche e verricelli non autorizzati la farebbero da padrone. Se, per un verso, è stata giusta e sacrosanta la bonifica della suddetta zona costiera, dall’altro è lecito dubitare sul reale scopo dell’operazione che, innanzitutto, a causa della rimozione di ormeggi, ha creato non pochi disagi ai diportisti dell’antico borgo marinaro.

Il preludio ad un’altra più drastica operazione

In molti, tuttavia, pensano – purtroppo a ragione – che la suddetta operazione non sia altro che il preludio ad un’altra più drastica operazione. Le attuali previsioni del Piano Spiagge, infatti, non potranno che portare alla rimozione forzata delle imbarcazioni da diporto da aree che, per tradizione ultracentenaria, sono state sempre preservate all’alaggio ed al varo. Tale probabilità, più che possibilità, non è mai stata smentita dall’amministrazione comunale che, a più riprese, ha tentato di rassicurare la popolazione locale dei diportisti. I tavoli tecnici organizzati negli ultimi mesi sembra che abbiano portato, solo ed esclusivamente, al recupero di quell’idea di censimento delle imbarcazioni, tanto cara alla precedente amministrazione De Luca. L’ex sindaco, per inciso, reclamava a gran voce lo spostamento delle imbarcazioni in una zona periferica di Torre Faro, assolutamente non adatta al varo ed all’alaggio e, ciononostante, ancora oggi nelle previsioni dell’attuale Piano Spiagge, già in fase di preadozione.

La sfida del mantenimento delle postazioni delle imbarcazioni

Detto ciò, le sfide da affrontare nel prossimo futuro, non saranno solo l’erosione costiera e la preservazione degli ecosistemi naturali. L’amministrazione comunale, infatti, si dovrà fare carico di garantire il mantenimento delle attuali postazioni di varo ed alaggio delle imbarcazioni. Solo in questo modo si potrà garantire quella continuità della tradizione marinara che, da sempre, è stata la principale caratteristica dell’antico borgo. Solo allora si rafforzerà quella collaborazione che l’amministrazione comunale richiede ora alla popolazione locale dei diportisti, con il censimento delle imbarcazioni. E’ fondamentale che il Piano Spiagge renda le coste dell’area di Capo Peloro sempre più attrattive e accessibili, ma altrettanto indispensabile è che ciò avvenga nel rispetto dell’ambiente, del territorio e, soprattutto, delle tradizioni marinare.

La fase in cui si trova attualmente il PUDM

Il Comune di Messina, dopo la delibera di adozione preliminare del PUDM, da parte del consiglio comunale (fase 3 bis), ha avviato, presso il Dipartimento Regionale dell’Ambiente, la procedura VAS (fase 4). Contestualmente, ha pubblicato per 30 gg. la proposta di piano all’albo pretorio, per l’acquisizione di eventuali osservazioni da parte dei portatori di interesse legittimo (fase 5). Attualmente, pertanto, il comune è in attesa dell’acquisizione del provvedimento di verifica di assoggettabilità o il parere VAS (fase 6), a cui seguirà l’acquisizione, in sede di conferenza di servizi, dei pareri tecnici dagli enti territorialmente competenti (fase 7). Il comune, a seguito delle suddette acquisizioni, provvederà alle opportune revisioni del PUDM (fase 8) e lo sottoporrà al consiglio comunale per l’adozione finale (fase 9). Seguiranno, infine, ulteriori 4 fasi di competenza regionale, ma anche comunale, nel caso in cui si dovesse procedere alla revisione del PUDM, ritenuto non conforme.

Le aree destinate al ricovero natanti nel litorale di Torre Faro

A Torre Faro, come può verificarsi cliccando sul seguente link (tavola 7.3 progetto afo3 dopo parere UTA Ganzirri-Faro), sono state previste solo due aree (Piazza Feluca e Torre Bianca) per il ricovero natanti, estremamente esigue rispetto al numero dei diportisti presenti nell’antico borgo marinaro, ed, una di esse (Torre Bianca), addirittura, in zona periferica. Pertanto, a modesto parere di chi scrive, ammesso e non concesso siano state fatte le giuste osservazioni e rilasciati gli adeguati pareri tecnici sulla scandalosa destinazione preadottata per il litorale di Torre Faro, la fase in cui sarà possibile intervenire per modificare il PUDM sarà quella in cui il comune, a seguito delle suddette acquisizioni, provvederà alle opportune revisioni del PUDM (fase 8) e lo sottoporrà al consiglio comunale per l’adozione finale (fase 9). Salva, in ogni caso, la preliminare esposizione della questione in sede di conferenza dei servizi (fase 7).

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