L’apatia della politica alla convention NoPonte

L’apatia della politica ha fatto sfoggio di se anche alla convention NoPonte che si è tenuta ieri, alle ore 11:00, al Capo Peloro Hotel di Torre Faro. L’intervento alla conferenza stampa dei due esponenti politici della sinistra italiana, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, è risultato compassato ed alquanto prevedibile.

Le procedure relative alla redazione del progetto e la loro trasparenza

Angelo Bonelli, leader di Europa Verde, è certo della contrarietà del popolo italiano alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e, per questo, starebbe lavorando con fervore ad un’integrazione dell’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Roma. Le procedure relative alla redazione del progetto e la loro trasparenza, infatti, sarebbero al vaglio della magistratura. A tal proposito, il leader politico, seppur ufficialmente richieste, non ha ricevuto né la relazione sull’aggiornamento del progetto né quella sulla sicurezza e stabilità dell’opera, per non parlare dei suoi costi che, inspiegabilmente, sono lievitati sino ad arrivare a 14,6 miliardi di euro.

L’intervento dell’A.D. Pietro Ciucci alla scuola politica della Lega

Alle mancate risposte del governo farebbero, poi, eco le parole minacciose dell’A.D. Pietro Ciucci. Quest’ultimo, a margine di un intervento alla scuola politica della Lega a Roma, avrebbe affermato che un cambiamento del governo non influirebbe in alcun modo sulla fattibilità dell’opera, visto che l’Italia, in tal caso, sarebbe costretta a pagare una cospicua penale. A dire di Bonelli, infatti, il governo starebbe lavorando per giungere ad un accordo tra la società Stretto di Messina ed il consorzio Eurolink che assicuri a quest’ultima la certezza dell’esecuzione della grande opera.

L’elogio e l’incitamento a resistere alla comunità messinese

Più accorato l’intervento di Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, che, invece, ha elogiato la comunità messinese che, con le sue lotte, ha reso possibile la presenza dei due leader politici alla convention NoPonte. Il leader di sinistra italiana ha incitato il popolo No Ponte alla resistenza ad oltranza ed ha parlato di uno scempio gigantesco, sia di risorse pubbliche che di quelle ambientali e paesaggistiche. Risorse che, invece, giustamente (ndr.), andrebbero investite in tutt’altra direzione. Fratoianni, ancora, parla della Sicilia come di un paese ammalato dove le ferrovie non funzionano, dove non ci sono strade e dove si impiega più tempo, per giungere al luogo della conferenza dall’uscita dell’autostrada, che per arrivare a Messina dall’aeroporto di Catania.

L’Italia un paese nel quale la diseguaglianza cresce a dismisura

Insomma, l’Italia, per il leader di sinistra, è un paese nel quale la diseguaglianza cresce a dismisura, in cui curarsi è diventato un privilegio, come lo diventerà anche la scuola che, già oggi, non è più un diritto universale garantito a tutti. È un paese, prosegue Fratoianni, nel quale la sicurezza idrogeologica è un miraggio, come anche la sicurezza sismica, argomenti questi che, inesorabilmente, cedono il passo al ponte sullo stretto ed all’autonomia differenziata di Calderoli.

La profonda delusione per il mancato sostegno morale alla comunità NoPonte

Chi si aspettava un sostegno morale alla popolazione direttamente interessata dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto è rimasto profondamente deluso. Ne più ne meno che il solito comizio politico, privo di contenuti specifici e di alternative alle insostenibili mire di questo governo e, ancor più, del ministro Matteo Salvini. Non una parola è stata spesa per i proprietari delle case – segnate in rosso sulle mappe nere del Ponte – che verranno espropriate, che da 12 anni vivono con il timore di doverle lasciare.

La frustrazione e l’incertezza in cui vivono gli abitanti di Torre Faro

Gli abitanti di Torre Faro si sentono avviliti, frustrati e, per certi versi, minacciati da un ponte che incombe da decenni, insieme agli inevitabili espropri: di queste persone, alcune, avevano intenzione di ristrutturare la casa dove vivono, ma non possono farlo, vista la perdurante e duratura situazione di incertezza; altri, addirittura, non sapranno dove andare, magari pensavano di morirci in queste case, come quelli di una certa età che, inevitabilmente, si ritroveranno a rimettere in discussione tutta la loro vita. Per non parlare dei vincoli che, in questi luoghi, hanno bloccato qualsiasi cosa, comprese vendite e ristrutturazioni, con conseguente svalutazione degli immobili che, in questa situazione di incertezza abitativa, non valgono più niente.

E guardate bene che questa non è una faccenda legata agli indennizzi, ma semplicemente e puramente una questione affettiva. Ma questo evidentemente non conta o passa in secondo piano per questa politica che si erge a paladina degli interessi della comunità No Ponte.

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