Fidel Castro leader maximo

Oggi, 13 Agosto 2023, ricorre il 97° anniversario dalla nascita di Fidel Castro, leader maximo del popolo cubano. Nato a Birán, una frazione del comune di Mayarí, Fidel era il terzogenito dei sette figli (tre maschi e quattro femmine). Il padre, Ángel María Bautista Castro y Argiz, era un benestante proprietario terriero gallego originario di Láncara (nella provincia di Lugo), e la madre, Lina Ruz González, una cubana proveniente da una modesta famiglia spagnola originaria delle isole Canarie. Nonostante la sua famiglia fosse economicamente benestante, Fidel crebbe accanto ai figli degli operai dell’azienda paterna. Ciò gli permise di non assorbire la cultura borghese dell’epoca.

Gli studi ed il matrimonio

Iscrittosi, alla fine del 1945, alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università dell’Avana, si unì al movimento di protesta studentesca, partecipando, successivamente, a diverse iniziative politico-militari per l’indipendenza di Puerto Rico e per rovesciare la giunta militare dominicana di destra di Rafael Leónidas Trujillo. Ritornato a Cuba, nel 1948, sposò Mirta Díaz Balart, una studentessa di una ricca famiglia che lo avvicinò allo stile di vita dell’élite cubana. A seguito dell’assassinio, da parte dell’MSR (Movimento rivoluzionario socialista), del suo amico Justo Fuentes, Fidel però mutò nuovamente la sua concezione politica, influenzato dagli scritti di Karl Marx, Friedrich Engels e Vladimir Lenin.

Il mutato pensiero di Fidel

Secondo il pensiero di Fidel, il problema della repubblica cubana non era la corruzione dei politici, ma la società capitalista, precisamente, la “dittatura della borghesia”. Adottando l’idea marxista, giunse alla conclusione che solo una rivoluzione del proletariato potesse determinare un significativo cambiamento politico. Castro, allora, visitò i quartieri più poveri de L’Avana, verificando le disuguaglianze sociali e razziali della nazione, divenendo così attivo nel Comitato dell’Università per la lotta contro la discriminazione razziale.

Lo studio legale e la candidatura

Castro fondò uno studio legale, con altri colleghi, per affermare i diritti dei cubani più poveri, ma presto fu costretto a chiuderlo per problemi finanziari. Nel novembre 1950 partecipò a una protesta studentesca a Cienfuegos e nel 1952 si candidò alle elezioni come esponente del Partito Ortodosso. A seguito del colpo di Stato del generale Fulgencio Batista, che rovesciò il governo di Carlos Prío Socarrás, le elezioni furono cancellate nell’inerzia di Fidel e dei suoi compagni. La politica di Batista puntò totalmente a destra, solidificando i legami con gli Stati Uniti e tagliando i rapporti diplomatici con l’Unione Sovietica. Furono soppressi i sindacati ed iniziarono le perseguitazioni contro i gruppi socialisti cubani.

Le azioni legali contro l’amministrazione Batista

Castro intentò diverse cause legali contro la nuova amministrazione, sostenendo che Batista aveva commesso atti criminali per giustificare la detenzione e accusando vari ministri di violazione delle leggi sul lavoro. Le sue azioni legali però non portarono a nulla, motivo per cui Fidel cominciò a ideare metodi alternativi per liberare Cuba dal regime. Insoddisfatto dell’opposizione non violenta del Partito Ortodosso, Castro diede vita a un gruppo noto come “Il Movimento”. Era costituito da un comitato civile e militare, organizzato in un sistema di cellule clandestine.

L’assalto alla caserma Moncada

Fidel decise allora di realizzare un assalto alla caserma Moncada allo scopo di impadronirsi del suo arsenale, comprendente migliaia di armi, per dotare il suo gruppo di militanti ribelli delle armi necessarie alla lotta armata. L’attacco venne tentato il 26 luglio 1953, ma non andò a buon fine e si concluse con il suo arresto. Nel processo che ne seguì, Castro si difese da solo, interrogando in veste di avvocato tutte le forze dell’ordine e tutti i testimoni. Tenne inoltre un lungo discorso, della durata di quattro ore, riassumibile con la celebre frase “La storia mi assolverà”. Condannato a 15 anni di carcere, Castro venne imprigionato in una istituzione carceraria confortevole e moderna situata nell’Isola della Gioventù.

La prigionia e le sue letture preferite

Durante la sua prigionia Castro lesse molto, in particolare Karl Marx, Vladimir Lenin e Martí, ma anche libri di Sigmund Freud, Immanuel Kant, William Shakespeare, Axel Munthe, William Somerset Maugham e Fëdor Dostoevskij, analizzandoli in forma marxista. Nel frattempo, la moglie di Castro, Mirta, accettò un impiego presso il Ministero degli Interni, procuratole dalla propria famiglia. Questa notizia non venne riferita a Castro, che ne venne a conoscenza attraverso un annuncio radiofonico. Abbattuto e arrabbiato, affermò che avrebbe preferito morire mille volte piuttosto che soffrire impotente a un tale insulto. Vennero allora avviato il processo di divorzio che concesse a Mirta la custodia del figlio Fidelito.

L’amnistia e l’ascesa alla leadership cubana

Con il consenso del Congresso degli Stati Uniti d’America e delle grandi multinazionali, Batista, credendo che Fidel non avrebbe rappresentato più una minaccia politica, il 15 maggio 1955 concesse l’amnistia a Castro e ai suoi compagni. Facendo ritorno a L’Avana, Castro venne trasportato sulle spalle dai suoi sostenitori e decise di rilasciare interviste radiofoniche e conferenze stampa, anche se sotto il controllo del governo che, in seguito, però, ridusse le sue attività pubbliche. Da questo momento vi fù una progressiva ascesa alla leadership cubana che si concretizzo il 16 febbraio 1959. Castro giurò come primo ministro di Cuba, accettando tuttavia il ruolo, a condizione che i poteri del primo ministro fossero aumentati.

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